Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

I batteri multiresistenti prioritari in Sanità Pubblica

I batteri multiresistenti prioritari in Sanità Pubblica

Il WHO e i Centers for Disease Control (CDC), USA, hanno stilato elenchi in parte simili che categorizzano i più importanti agenti batterici multiresistenti (MDR), con resistenze a Critically Important Antimicrobials for human medicine (CIAs, secondo definizione del WHO) http://www.who.int/foodsafety/publications/antimicrobials-fifth/en/ . Di particolare rilevanza sono le resistenze a varie classi come carbapenemi, cefalosporine a spettro esteso, fluorochinolonici, macrolidi, polimixine (colistina), oxazolidinoni, glicopeptidi (es. vancomicina), ovvero antibiotici di ultima risorsa in caso di infezioni invasive da batteri resistenti alle altre classi di antibiotici.

Sono tipologie di batteri multiresistenti con particolari caratteristiche, cui prestare particolare attenzione in funzione di prevenzione e controllo delle infezioni nell’Uomo e di ricerca e sviluppo di nuove molecole antibiotiche o di valide alternative.

http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2017/bacteria-antibiotics-needed/en/

https://www.cdc.gov/drugresistance/biggest_threats.html

La maggior parte di questi agenti MDR è a trasmissione interumana e non ha uno specifico serbatoio animale (né in animali zootecnici né in animali da compagnia).

Tuttavia, alcuni agenti compresi in questi elenchi (una minoranza) hanno negli animali il serbatoio principale e sono diffusi specialmente negli animali zootecnici allevati intensivamente. Questi agenti possono essere trasmessi all’Uomo lungo le filiere produttive. È necessario ricordare che vi sono semplici regole di igiene e di preparazione degli alimenti di origine animale (es. carni) per mitigare e ridurre drasticamente il rischio di trasmissione di questi agenti (vedi ad esempio le pagine tematiche del CRN-AR, NRL-AR https://www.izslt.it/crab/pillole-per-il-consumatore/ ).

È il caso, ad esempio, di Salmonella resistenti alle cefalosporine a spettro esteso (es. ESBL-producing Salmonella), tra le Enterobacteriaceae di origine animale resistenti alle cefalosporine a spettro esteso (es. Escherichia coli); Salmonella resistenti ai fluorochinolonici; Campylobacter jejuni (e C. coli) resistenti ai fluorochinolonici; alcuni cloni di Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), associati alle produzioni animali (Livestock-Associated Staphylococcus aureus, LA-MRSA). È necessario ricordare, tuttavia, che questi LA-MRSA rappresentano un’assoluta minoranza del totale delle infezioni da MRSA nell’Uomo (es. infezioni cutanee, dei tessuti molli o infezioni invasive), che sono causate prevalentemente da cloni di MRSA a circolazione interumana, sia a livello di comunità che ospedaliero, in cui il serbatoio è l’Uomo stesso. È attualmente dibattuto se altre Enterobacteriaceae resistenti a cefalosporine a spettro esteso o a fluorochinolonici (es. Escherichia coli) di origine animale possano avere un impatto significativo sulla salute umana.

È vero quindi che l’uso degli antibiotici negli animali contribuisce all’aumento del “pool delle resistenze” nei batteri che possono causare malattie anche nell’Uomo.

Tuttavia, la “narrativa delle accuse incrociate” tra settore umano e settore animale circa le responsabilità per la diffusione dell’antibiotico-resistenza non aiuta a contrastare il fenomeno. Nel ricordare questo principio, autorevoli medici ed esperti internazionali riconoscono che tuttora il fattore causale predominante delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti nell’Uomo è l’intensa pressione di selezione dovuta al cattivo ed eccessivo uso degli antibiotici nell’Uomo (“…But the predominant driver of antibiotic resistance in humans is the intense pressure exerted by the misuse and overuse of antibiotics in people”. Mendelson et al., 2017, Nature).